La malattia parodontale: Ex Piorrea

On 3 gennaio 2013 by Francesco Basile

Il parodonto è una parola composita che definisce l’apparato di sostegno del dente, è composto dai tessuti duri e molli che circondano il dente, determinandone la sua stabilità.

Il parodonto è costituito da:

  1. osso,
  2. legamento parodontale,
  3. cemento,
  4. gengiva

Il parodonto può ammalarsi per varie ragioni, determinando una variazione dei tessuti che lo costituiscono e compromettendo il normale rapporto anatomico e fisiologico che può portare alla perdita del dente.

Le cause che possono determinare la malattia parodontale possono essere molteplici, ma si possono riassumere in 2 punti principali:

  1. MICROORGANISMI (batteri presenti sopra e sottogengivali)
  2. RISPOSTA DELL’OSPITE ( la capacità di difesa che l’organismo dell’individuo colpito ha nei confronti dell’attacco batterico)

Nel primo caso i batteri possono essere modificati da:

  • igiene orale, (non adeguatezza o sistematicità)
  • fattori ritentivi ( otturazioni incongrue, ecc..)
  • fattori nutrizionali (abitudini alimentari)

Nel secondo caso, entrano in gioco come fattori predisponenti alla malattia parodontale:

  • fattori genetici (immunodeficienze, ecc..)
  • Malattie sistemiche (diabete, ecc..)
  • virus (HIV, ecc..)
  • abitudini (fumo, alcool, farmaci, ecc..)
  • stress
  • psiche (modificazione immunitaria)
  • ambiente sociale

Lo stato di gravità della malattia parodontale dipende dal grado di risposta (difesa) che l’organismo ha nei confronti dell’attacco dei batteri patogeni che determinano la malattia stessa.

La malattia parodontale assume diverse forme, a secondo del tipo e della gravità con cui si manifesta si parla di:

  1. GENGIVITE
  2. PARODONTITE
  3. RECESSIONE
  • Nel caso della GENGIVITE, non si hanno alterazioni dell’anatomia dei tessuti profondi costituenti il parodonto, se non per -a) sanguinamento al sondaggio, e, nei casi più gravi -b) arrossamento della gengiva marginale, -c) tumefazione, con formazione di una pseudotasca per ipertrofia della gengiva.

In genere, in questi casi si ha con opportuna terapia di igiene, una restituzione alle condizioni anatomo-fisiologiche antecedenti la malattia. Nel caso in cui la risposta dell’ospite risulti essere scarsa o nulla e in presenza di fattori favorenti lo sviluppo di batteri patogeni che vivono in assenza di ossigeno(anaerobi) e gram , si può avere un’aggravamento della gengivite verso la PARODONTITE.

  • Nel caso della PARODONTITE, l’infezione che nella gengivite era inizialmente superficiale, diventa ora profonda, interessando tutti i tessuti parodontali (osso, legamento parodontale, cemento, gengiva), con modificazione dell’spetto clinico-morfologico, e con perdita di: -a) osso alveolare, -b) distruzione del legamento e -c) formazione di tasche gengivali favorenti l’accumulo di placca batterica, che determina  l’aggravamento della malattia -d) modifica dell’aspetto estetico dei tessuti molli dovuto al riassorbimento osseo,  la gengiva può seguire la retrazione ossea con manifestazioni di “allungamento di tutto il dente” con più o meno esposizione della radice , o scoprire il dente in modo parziale (recessioni)

A seconda della profondità di sondaggio ( misura delle tasche gengivali effettuate con sonda) la parodontite si classifica in:

  1. PARODONTITE LIEVE (4-5mm)
  2. PARODONTITE MEDIA (5-6mm)
  3. PARODONTITE GRAVE (> di 7mm)
  4. PARODONTITE GRAVE COMPLICATA (> di 7mm con perdita di osso alveolare in sede delle forcazioni delle radici dei denti poliradicolati)
  • Nel caso di RECESSIONE, (perdita di tessuto parodontale molle e/o duro, in genere prevalentemente vestibolare al dente, che scopre parte della radice, sono colpiti i singoli denti maggiormente gli anteriori, più raramente i molari, si ipotizzano come cause fattori traumatici funzionali e infiammatori. Si possono distinguere diversi tipi di recessioni:
  1. RECESSIONE CLASSICA (senza flogosi o infezione)
  2. RECESSIONE CONSEGUENTE A PARODONTITE NON TRATTATA
  3. RECESSIONE CONSEGUENTE A TRATTAMENTO PARODONTALE
  4. RECESSIONE LEGATA AL FATTORE ETA’

Da sottolineare il fatto che in una bocca possiamo avere diversi stadi di gravità della malattia parodontale, dalla gengivite fino alla parodontite grave e complicata  con presenza omeno di recessioni, in altre parole possiamo avere una disomogeneità della classificazione della malattia parodontale nei diversi denti della stessa bocca.

Come ci si accorge della malattia parodontale?

Da parte del paziente non è semplice accorgersi di avere un problema parodontale, perciò è bene consultare il proprio dentista, solo nella fase iniziale della malattia si ha evidenza di un arrossamento delle gengive e sanguinamento provocato (spazzolamento) o spontaneo (senza causa). Nella fase avanzata  possono scomparire questi segni premonitori e manifestarsi altri segni (spostamento e/o mobilità dei denti, sensibilità allungamento dei denti, ecc….) che indicano che la malattia parodontale è in atto.

La malattia parodontale si può prevenire? E in che modo?

Si può prevenire, attraverso visite periodiche dal prorpio specialista atte a:

  • valutare il rischio di predisposizione alla malattia effettuando una diagnosi precoce, ed adottare un rafforzamento dello stato di salute attraverso l’ informazione ed istruzione all’igiene orale, onde evitare l’instaurarsi della malattia (profilassi primaria);
  • effettuare una diagnosi precoce nel paziente con malattia parodontale in modo da adottare la terapia contro l’infezione (prevenzione secondaria);
  • arresto o inibizione della recidiva della malattia parodontale già trattata e guarita, con regolari richiami di igiene orale ambulatoriale (prevenzione terziaria).

Con periodiche e soggettive sedute di igiene professionale, unitamente ad adeguata igiene orale domiciliare atte a rimuovere la placca batterica si è dimostrato non esserci peggioramento della malattia parodontale, si ottiene così un lungo periodo di mantenimento dei propri denti, ritardandone nei casi favorevoli l’estrazione, anche dopo decenni.

Si possono salvare i denti colpiti dalla malattia parodontale?

Dipende dal momento in cui si scopre la malattia e si interviene per “curarla”, ossia dallo stato di avanzamento e gravità della malattia, o, in altri termini, quanto tessuto di sostegno il dente ha perso, che morfologia hanno assunto i tessuti di sostegno del dente, (quanti denti sono interessati, uno, pochi, tutti?).

E’ bene sapere che, la terapia della malattia parodontale a qualsiasi dei livelli della malattia stessa viene effettuata, porta ad una durata certamente maggiore dei propri denti, rispetto alla non terapia, in quanto i denti vengono persi più precocemente rispetto a quelli trattati.

Come si interviene nella cura della malattia  parodontale?

Si interviene in diversi modi, tutti finalizzati a ridurre la carica batterica patogena e, qualora occorra, a correggere l’ anatomia dei tessuti parodontali alterati:

  1. igiene professionale accurata atta a rimuovere placca e tartaro sopragengivale;
  2. trattamento non chirurgico di rimozione della placca e tartaro sottogengivale con levigatura delle radici del dente;
  3. trattamento chirurgico di rimozione della placca e tartaro sottogengivale e rimozione dei tessuti infiammati con levigatura delle radici del dente. In questa fase puà essere affettuata una terapia:
    a) rigenerativa (che tende a riformare parte di osso perso);
    b) resettiva (che tende a regolarizzare i tessuti  parodontali a possibile discapito dell’osso che determina l’attacco per il dente, i tessuti molli (gengiva) in questa fase possono subire modifiche di forma e volume per riduzione o eliminazione delle tasche parodontali, rimozione dei tessuti infiammati e correzione dei difetti ossei;
  4. Innesti gengivali nei casi di correzioni delle recessioni che tende a coprire la sede del dentesciperto sia per fattori estetici che funzionali (per es per ipersensibilità dentale);
  5. terapia di mantenimento, che si estrinseca attraverso periodiche sedute di igiene professionali ambulatoriali. Le frequenze di queste sedute di igiene, sono soggettive e determinate dalla gravità e rischio di recidiva della malattia, unitamente a fattiva collaborazione i igiene orale domiciliare da parte del paziente, il tutto è finalizzato a ridurre i batteri patogeni colpevoli della parodontite, nei limiti considerati accettabili (inferiore al 20%).

Il paziente parodontalmente compromesso ha un ruolo attivo nella terapia parodontale?

Sì, è determinante, se si vuole avere una prognosi favorevole degli interventi attuati dal proprio dentista. Una buona comprensione delle cause e una buona motivazione alla rimozione delle stesse , unitamente a una corretta igiene orale sia professionale che domiciliare sono alla base del successo della terapia.

Se non si attuano tutte le procedure domiciliari consigliate dal prorpio curante, e non si ottiene nel contempo una riduzione della carica batterica,  la sola terapia effettuata dal medico risulterà insufficiente a determinare una prognosi favorevole di tale terapia.

Risulta chiaro l’importanza della collaborazione attiva tra dentista igienista paziente al fine di ottenere i risultati sperati.

F. Basile

Comments are closed.